USO DEL LASER IN CHIRURGIA MUCOGENGIVALE. TECNICA L.A.G.G.

Autore: Dott. Libertucci Mauro

Autotrapianto di canino

Ci sono casi particolari in cui tentare di riposizionare ortodonticamente un canino ritenuto può comportare poche possibilità di successo associate al rischio di compromettere la salute degli elementi adiacenti. In questi casi in cui i rischi superano i possibili benefici e l’ortodontista decide per un’estrazione con relativa sostituzione dell’elemento con un impianto osteointegrato è doveroso tenere in considerazione l’autotrapianto. La revisione della letteratura al riguardo ci dice che in caso di apice immaturo la percentuale di successo di un autotrapianto è superiore al 90% e con ampia possibilità del ricollegamento del circolo vascolare e a volte, come in questo caso, anche del fascio nervoso con ripristino della sensibilità oltre che della vitalità.
In questo caso il canino è posizionato orizzontalmente con parte della corona posizionata palatalmente alla radice dell’incisivo centrale e nel suo tragitto anomalo di eruzione ha determinato il completo riassorbimento dell’apice dell’incisivo laterale adiacente. Dopo tutte le valutazioni del caso si decide per l’estrazione ed il reimpianto del canino nella sua posizione naturale al posto del rispettivo dente deciduo ancora in arcata. Per facilitare le operazioni di creazione del nuovo alveolo viene costruita con una stampante 3D una copia esatta del canino in gesso alabastrino rivestito in resina, ( di colore celeste ) per evitare di usare il dente stesso come modello per la creazione del nuovo alveolo. A 12 mesi dall’intervento il canino ha quasi terminato la sua apicificazione è contornato da un parodonto sano, (come mostrato radiologicamente) non è presente sondaggio ed è ristabilita la vitalità e la sensibilità.

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